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Fabrizio de André

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Inverno
Winter

 

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

Rises the fog in the white meadows
like a cypress in the cemeteries
a bell that does not ring true
marks the boundary between earth and sky.

But you go, but you remain
you will see the snow will be gone tomorrow
the past joys will flourish again
with the hot wind of another summer.

Even the light seems to die
in the uncertain shadow of a becoming
where even dawn becomes night
and skulls appear in wax faces.

But you go, but you remain
even the snow will die tomorrow
love will still passe by
in the season of the hawthorn.

The earth beneath the snow tires
is sleeping the silence of a heavy sleep
the winter collects his labor
a thousand centuries, from ancient dawn.

But you who stay, why do you remain?
Another winter will be back tomorrow
More snow will fall to comfort the fields
More snow will fall on the cemeteries.

la gazza Monet

translation Enrico Massetti

È forse la più lucida sintesi dell'idea tanto cara a Fabrizio sull'eterno ritorno dell'amore come delle stagioni, delle gioie e dei dolori, della luce e della sera. La canzone si gioca tutta su antinomie, tra la neve e il vento caldo, tra l'andare e il rimanere.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, p. 44]

* * * *

In Inghilterra, nel Settecento, era in voga un genere poetico chiamato "poesia stagionale". I poeti che la praticavano cantavano le stagioni dell'anno ed i riflessi delle loro atmosfere sull'animo umano. De André fa qualcosa di simile, scegliendo l'inverno come specchio di una condizione generale della vita dell'uomo e del mondo: l'inverno è l'immagine della natura che si annulla nel bianco della neve e nel nero degli alberi spogli, e in questo è simbolo della ciclica fine di tutte le cose.
[Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, Edizioni Associate, Roma 1999, p. 118]


It is perhaps the most lucid synthesis of the idea so dear to Fabrizio that love is the eternal return of the seasons, of the joys and sorrows, of light and of the evening. The song is played on all antinomies between the snow and the warm wind between going and staying.
[Matthew Borsani - Luca Maciacchini, Soul saves, p. 44]

* * * *

In England, in the eighteenth century, it was in vogue a poetic genre called "seasonal poetry." The poets who practiced singing seasons of the year and the reflections of their atmospheres on the human soul. De André does something similar, choosing winter as the mirror of a general condition of human life and the world: the winter is the image of nature which vanishes in the white snow and black of bare trees, and this is symbolic of the cyclical end of all things.
[Dorian Fasoli, Fabrizio De André. Time passes, Associate Editions, Rome 1999, p. 118]

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